Morte di Alessandro Selvaggio, slitta ancora il processo. Il dolore della madre. Pallotti, Ronzullo e Ciaramella: “Giustizia e rispetto per il dolore dei familiari”

COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE UNITARIA FAMILIARI E VITTIME DELLA STRADA ODV

Morte di Alessandro Selvaggio, slitta ancora il processo. Il dolore della madre. Pallotti, Ronzullo e Ciaramella: “Giustizia e rispetto per il dolore dei familiari”  https://www.facebook.com/photo?fbid=640207918152437&set=a.560817062758190

«È successo di nuovo. Per l’ennesima volta l’udienza del processo per la morte di Alessandro Selvaggio, il giovane che ha perso la vita in un incidente stradale a Villaricca, a causa di una buca sull’asfalto, è stata rinviata. Questi continui rinvii non sono accettabili, chiediamo giustizia». Così Alberto Pallotti, presidente dell’Associazione Unitaria Familiari e Vittime della Strada Odv e dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Odv, ed Elena Ronzullo, presidente dell’Associazione Mamme Coraggio e Vittime della Strada Odv.

Le Associazioni esprimono solidarietà a Carolina Elia, madre di Alessandro, che ancora una volta vede allontanarsi le sue speranze di giustizia. «Il processo è fermo dal gennaio del 2022», dice la mamma di Alessandro. «Il pensiero va a quell’ormai lontano 18 ottobre del 2015. Erano le 21,40 quando una telefonata ci distrusse la vita: mio figlio Alessandro, uscito da casa per andare al lavoro un paio di ore prima, aveva avuto un grave incidente ed era intubato. Ricordo con dolore la corsa in ospedale, il trasferimento in un’altra struttura per effettuare alcuni interventi al cervello. I giorni passavano e tutti ci consolavano dicendo che, data la giovane età, Alessandro ce l’avrebbe fatta. Poi, il 23 ottobre, alle 17,45, vidi il volto stravolto dell’anestesista, pieno di lacrime: Alessandro se ne era andato via per sempre».

Al dolore della madre e del fratello Cristian si è aggiunto negli anni altro dispiacere a causa dei rinvii continui del processo, ora rimandato al prossimo 9 ottobre. Spiega l’avvocato Walter Rapattoni: «Anche questa volta c’è stato un rinvio. Come legale della madre e del fratello di Alessandro Selvaggio, e anche delle Associazioni costituitesi parti civili, ho fatto presente tutto il disappunto dei familiari che, dopo tutti questi anni, non riescono ancora ad avere giustizia. Nel frattempo, ci siamo avvalsi del consulente architetto Giuseppe Di Giampietro, che provvederà a farci avere una relazione tecnica molto dettagliata sullo stato della strada dove avvenne l’incidente all’epoca e oggi. Facendo un sopralluogo, abbiamo preso atto che solo una settimana fa sono stati fatti, dopo anni e anni, lavori sull’asfalto. Ma persistono criticità che il nostro consulente ha potuto comunque osservare. Continueremo a essere vicini alla madre e al fratello di Alessandro e ci batteremo in ogni sede perché venga fatta giustizia».

«Questo processo è stato rinviato troppe volte, non decolla, ma noi non demordiamo» afferma Biagio Ciaramella, vicepresidente dell’Associazione Unitaria Familiari e Vittime della Strada Odv e dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Odv. «Saremo sempre vicini alle famiglie insieme ai nostri avvocati e consulenti nella lotta contro l’omicidio stradale. Assistiamo, purtroppo, al pressapochismo di tanti amministratori, che quando decidono di riparare le strade non lo fanno mai come si deve. E soprattutto non investono in sicurezza stradale. Le nostre Associazioni segnalano le buche presenti sulle strade e informano i cittadini sulla loro pericolosità. Ogni buca può essere fatale per chi guida, così come lo è stata quella sulla SP 131 a causa della quale ha perso la vita mio figlio Luigi. La Provincia non ha intenzione di migliorarla, allora speriamo che arrivino gli ispettori per fare i dovuti rilievi».

Le Associazioni hanno dato mandato a periti architetti per valutare se le strade sono state realizzate secondo le norme. «Quali sono le criticità delle strade?», domanda Ciaramella, «vogliamo risposte. Per questo faremo indagini, chiederemo i documenti ai Comuni, dobbiamo assolutamente fermare la mattanza sulle strade e ci appelliamo a tutte le Istituzioni, innanzitutto al Capo dello Stato, poi al Governo, al ministro Salvini e agli enti locali affinché si operi al più presto per fermare le stragi stradali. Non possiamo, inoltre, non chiedere che i familiari delle vittime ottengano giustizia in tempi normali, cosa che adesso non avviene».

«È mai possibile che dopo aver subito un dramma così grave, la morte di un figlio e fratello appena ventenne, il quale il sabato e la domenica non usciva per divertirsi, ma per lavorare e racimolare qualche soldo per affrontare la settimana universitaria, ci si debba armare di tanta forza per affrontare prima il dolore e poi le ingiustizie?» prosegue Carolina Elia. «Sono a conoscenza che il mio non è un caso isolato, sono purtroppo tanti i genitori, i fratelli e i parenti in lotta per la “giustizia” che spesso neanche arriva. Ringrazio le Associazioni che mi sorreggono e i loro presidenti, Pallotti, Ronzullo e il vice presidente Ciaramella, questi ultimi genitori di Luigi, anche lui morto sulla strada, che combattono da quasi 15 anni per ottenere giustizia. Ringrazio l’avvocato Walter Rapattoni, legale convenzionato delle Associazioni, che ha dato, malgrado ogni avversità, una virata del processo. Spero che tutti insieme potremo avere ancora tanta forza per cambiare il sistema, lo dobbiamo ai nostri figli, non possiamo aspettarci il loro ritorno, ma possiamo aspettarci un mondo più sicuro», conclude Elia.

 

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